L'Amore concede sempre un'altra possibilità - III Domenica di Quaresima

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In questa III Domenica di Quaresima Gesù ci invita alla conversione, a cambiare vita radicalmente, a non essere più quelli di prima. Ci vengono presentati due fatti di cronaca: un’ uccisione con strage e un incidente. Nel primo fatto è probabile che l’evangelista si riferisca a una repressione avvenuta nel tempio, mentre si sacrificavano gli agnelli per la celebrazione pasquale. La strage assumeva una particolare gravità per il fatto che era stata compiuta nel luogo sacro, durante un rito liturgico.

Prendendo lo spunto da questa notizia, Gesù risponde: «Credete che quei galilei fossero più peccatori di tutti i galilei, per aver subito tale sorte? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo» (vv. 2-3). Secondo Luca, nella sua risposta Gesù non dà alcun giudizio su quanto è accaduto. Dalle sue parole traspare invece la credenza popolare secondo la quale le disgrazie sono punizioni di Dio per i peccati di coloro che ne sono colpiti. Egli si limita a precisare che essi non erano più peccatori di tutti gli altri. Di qui l’invito alla conversione, perché a tutti potrebbe capitare di trovarsi nella stessa situazione. Gesù cita poi un’altra sciagura: «O quei diciotto, sopra i quali rovinò la torre di Sìloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo» (vv. 4-5). Questo fatto si riferisce probabilmente alla torre presso la piscina di Siloe che era crollata travolgendo diciotto persone.

Per la mentalità del tempo si trattava pure qui di una punizione divina. Anche in questo caso Gesù non smentisce tale opinione, ma osserva che questi morti non erano più peccatori di tutti gli altri: da qui ricava nuovamente un invito alla conversione. Se tali disgrazie sono capitate a persone non poi così fuori del normale, su tutti incombe la minaccia del castigo se non ci si converte. Quest’ultima richiesta è personale, per ciascuno di noi ed indica il cambiamento di orientamento della nostra esistenza, il trasformare la propria vita, metterla a favore dei fratelli.

Non possiamo sentirci migliori degli altri e senza difetti, con la coscienza a posto e giudicando chi ci sta accanto. Spesso guardiamo il prossimo con disprezzo, soprattutto chi ha sbagliato, invece di pensare ai nostri difetti cercando di seguire gli insegnamenti di Gesù. Chi non si converte segue il maligno, ma Gesù continua ad essere paziente e misericordioso, non sradica immediatamente il fico piantato nella vigna, il quale non porta alcun frutto, ma da la possibilità di pentirsi. La vigna è quella del Signore, il regno di Dio ed i tralci siamo noi. Stranamente, in questa vigna, pianta anche il fico. Se esso non produce frutti è solo per pigrizia, perché è troppo sicuro di se. Notiamo che Dio non ha paura di piantare l'uno e l'altro nella sua vigna, non ha paura di mettere insieme il buono e il cattivo.

Gesù, con questa parabola del fico, vuole convincerci del fatto che Dio non è affatto vendicativo con il fico cattivo. Se da una parte considera giusto che non sfrutti il terreno che altri userebbero meglio, d'altra parte non esita a mandare suo figlio per cercare ancora di salvarlo dalla sua sterilità e da una morte certa. Ed ecco Gesù vignaiolo che si mette lì a concimare il terreno per il fico, dandogli il suo tempo e la sua vita.

Anche con noi e per noi Gesù fa lo stesso, attende un nostro ravvedimento, agendo con dolcezza e mitezza e ci da, in questa quaresima, una nuova opportunità per cambiare rotta al fine di portare frutti buoni nella nostra vita. Gesù si prende cura di noi e vuole che noi rispondiamo al suo amore. Questo è il mio augurio di innamorarsi sempre di più di Gesù.

don Emanuele Leuzzi

IMPEGNO
FARE UN ESAME DI COSCIENZA PER SCOPRIRE QUALCHE NOSTRO DIFETTO CHIEDENDO AL SIGNORE DI AIUTARCI A CAMBIARE.

 


III Domenica di Quaresima – Immagine “Avere una nuova opportunità di riscatto personale nella vita”

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 13, 1-9)

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme. Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui.

Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa».

Egli non sapeva quello che diceva. Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!». Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.

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